Scorci urbani in aria dura

 
 
     

L'immagine è dentro l'immagine, si nasconde in essa e da essa traspare. Tutto ciò che rimanda al significato è forma di colore, disegno di luce, struttura portante di un modo claudicante.
Così si pone il lavoro artistico di Pietro Dente, una sorta di ricognizione urbana, faticosa così come è faticoso qualsivoglia aspetto di razionalizzazione realistica/immaginata di raffigurazione universale.
Nel cumulo di impressioni eterogenee si forma un vortice fragoroso di immagini “alienate”, “spersonalizzanti”, esecuzioni temporali in cui la dimensione estetica definisce l'unità ottica.
Pietro Dente giustappone vari e molteplici livelli all'interno dell'immagine: i diversi segmenti – in posizione orizzontale o verticale – si pongono sopra la dimensione bidimensionale del quadro, bucando l'orizzonte senza sovvertire le leggi del dipinto.
L'integrità della superficie viene ogni volta violata, rovinata dal carattere oggettuale della rappresentazione, uno sguardo obliquo che sfiora dinamiche percettive costantemente rinnovate .
La fittizia rappresentazione di urbanità dell'artista diviene un puzzle di motivazioni visionarie, incastro di stili in cui il montaggio è contrasto di segni luminosi, colori complementari che divengono simbolo e tratto distintivo di una società di consumo, volta ad una visualizzazione dinamica e meccanica.
La lastra di plexiglas sovrapposta alla tela dipinta inserisce il linguaggio formale del segno all'interno di una scenografia complessa, rimodulata secondo i termini di una storia o visione che acquista vita in una sorta di modello “ottico integrativo” della narrazione.
La dimensione del contenuto, nei lavori di Dente, non risulta da una sequenza di immagini, da un carattere narrativo, ma da una compenetrazione di impressioni visive eterogenee.
Attorno all'immagine dai colori improbabili e stravolti si sviluppa la necessaria dimensione del simbolo, la trasformazione del paesaggio da realtà a finzione, da rappresentazione del reale a simulazione.
L'urbanità si mostra così – ad un tempo – per sottrazioni ed accumuli, attraverso un meccanismo che associa percezione istantanea e sensazione fisica.
La composizione del dipinto è rigorosa e romantica, estenuato simbolo di possibilità infinite, simulate e ripercorse nel concetto di multiformi identità formali.

 

Alberto Gross